“L’Uomo di Carta” – Opera segnalata per l’inventività, insieme acribica e scanzonata, con cui ricostruisce, secondo gli schemi del romanzo filosofico e di formazione, il quadro della Russia nell’ultimo scorcio del grand siècle“.
Recensione della Giuria del Premio Italo Calvino, XVII edizione, Italia
“L’Uomo di Carta” – Un romanzo da leggere e poi rileggere. E’ un vero romanzo storico, di gradevolissima lettura. Al termine qualcuno vorrebbe essere Klim, ma tutti vorrebbero essere Astrov. Questo romanzo, tra le altre riflessioni, ci pone di fronte alla quantomai moderna, e al contempo atroce sensazione, in tempi in cui l’apparire è diventato un must, di quanto a volte possa bastare pochissimo per diventare invisibili ai più. E se è vero che la vita può essere anche “una lunga battaglia nelle tenebre”, come dice uno dei suoi personaggi, quelle tenebre questo libro le squarcia ed è un ottimo modo per “usare il tempo e non farlo scivolare via”. Complimenti! Domenico Addezio, Acquisto verificato su Amazon.it
“L’Uomo di Carta” – Il miglior libro che abbia letto quest’estate. Davvero originale, ben costruito, avvincente, di quei romanzi che si rileggono con piacere anche una seconda e una terza volta. Acquisto verificato su Amazon.it
Un giudizio a caldo
“L’Uomo di Carta” è il romanzo d’esordio di Eleonora Volpe, ambientato nella Russia tardo Settecentesca, e ha più di un motivo per meritare di essere letto. Al posto della classica narrazione, presenta una struttura da sceneggiato, scelta originale che permette al lettore una migliore ambientazione “visiva” e quindi di seguire meglio lo straordinario intreccio di storie. Storie di potere, di amore, di morte e di vita, anzi di vite al plurale, che si dipanano seguendo le peripezie di tre protagonisti annunciati in modo enigmatico nel sottotitolo: Uno c’era, l’altro non c’era e il terzo morì.
L’ambientazione è corredata da una serie di annotazioni, osservazioni e notizie che permettono al lettore di arricchire la sua conoscenza della Russia zarista e di rendersi conto della ferocia implicita del potere feudale, sfociato inevitabilmente nella Rivoluzione. La mano dell’autrice è impietosa nel raccontare episodi che rendono bene come fosse, cosa fosse e quanto poco valesse la vita per la massa dei servi della gleba, ma l’impietosità della mano che impugna la penna è umanizzata con il sorriso lieve dell’ironia e con il garbo della misura più adatta. Senza mai indulgere e senza mai compiacimenti, ma anche senza distacco o neutralità. Tolstoi e Gogol. Gogol e Tolstoi. Amo ricordare due frasi che rendono bene l’idea. Una è quella del protagonista, Alexàndr Pàvlovich Astrov, ufficiale militare che a suo padre medico rammenta: “… Ma diceste che reca più onori l’arte di uccidere gli uomini, che quella di curarli”. Astrov è un personaggio che nulla ha da invidiare all’incanto e alla realtà espressa dall’immaginazione surreale di Gogol, con pennellate finali da “Una notte di mezza estate” alla Woody Allen. L’altra frase è riferita allo zar Paolo I, la cui ferocia si esprime con naturalezza e nonchalance, convivendo con leggiadria, rarefatta sensibilità e squisitezza di modi: “Paolo aveva un cuore sensibile e amava le cose belle. Una di queste, la giovane Anna Lopukhinà…”.
Non poteva mancare la trama del complotto di corte, delineata, anzi direi ricamata con passo insolito, da sceneggiato, appunto. Passo mai pesante, quanto invece efficace.
Il racconto è ambientato nel passato zarista, ricamato da privilegi ed eleganze nutrite del dolore, delle lacrime e del sangue degli sfruttati, ma è trasparente l’allusione all’eterna realtà del Potere, quale che esso sia. Sempre votato, passo dopo passo, all’abuso e al sopruso, al cinismo e alla cattiveria d’animo imbellettati di varie raffinatezze: fino a rendere inevitabile che gli sfarzi luminosi in modo inaudito – e ancor oggi ammirato – delle Versailles e dei Cremlini, decadano nel buio di un’‘ottusità priva di misura. E finiscano, quindi, come è giusto che finiscano…
Pino Nicotri
Giornalista, Scrittore, Saggista
(giornalista de L’Espresso, ex corrispondente del quotidiano la Repubblica, tra i fondatori de Il Mattino di Padova e de La Tribuna di Treviso)
“Finito il libro. È bellissimo!!! Mi è piaciuto davvero moltissimo. La trama è intrigante, la storia è ben costruita e i riferimenti storici puntuali e chiari. La scrittura e’ limpida e con immagini vivide e toccanti, alcune così belle da far quasi male“.
Viviana Pietrantoni