Pensieri
Le strade si confondono sotto la luna.
6
Gli alberi piangono dopo la pioggia,
Stagni nei campi di smeraldo
Sorridono al cielo.
Ho finito il ritratto di Vanessa, ho quasi ultimato la prima bozza di una nuova sceneggiatura (la mini-serie Whispering Place, vincitrice nel 2025, di vari premi) e sto lavorando al film The Yellow Dress come consulente e scenografa. Tempo per altro, zero. Come al solito.
Come avrà fatto Leonardo a gestire il milione di cose di cui si è occupato nella sua vita breve, mi chiedo. Ma lui era un genio. Unico. Deve aver inventato, tra le altre sue macchine meravigliose, anche quella del tempo. Peccato non abbia lasciato note su come costruirne una.
5
L’autunno arriva,
Gli uccelli volano via,
I pesci riempiono di lacrime i laghi.
Il prato nel giardino sul retro è nascosto sotto uno spesso tappeto di foglie arrugginite. I venti ci hanno giocato abbastanza e ora i rami dei sicomori sembrano braccia nude protese al cielo. Torno ai miei dipinti, impaziente di finire “L’imperatore Paolo” della serie Glorious Ghosts. Ho una fila di ritratti in attesa e così poco tempo. Vorrei che la mia giornata contasse 48 ore (almeno)!
4
Tra le stelle, stanotte,
Schegge sparse
Del mio cuore infranto
Quando persi il mio buon amico Ismail, forse il miglior produttore che abbia mai incontrato da regista, e non seppi costringermi ad andare avanti con quello script. Troppi ricordi, e anche traumi, come un equivoco doloroso (e ingiusto) con la stella italiana che avevo molto desiderato per quel film e che avevo perorato con Ismail e James Ivory, superando un loro iniziale scetticismo, dimostrando con pezzi dei suoi film e foto, che era perfetta e unica per il ruolo. Non ho mai compreso ne’ l’origine di quell’equivoco, ne’ la motivazione. Forse un’incomprensione dell’agente, come aveva ipotizzato Ismail? Scrissi una lunga lettera all’attrice (che non ho mai smesso di ammirare) e, partendo, chiesi a mio padre di imbucarla. Lui se ne scordò… Il progetto andò avanti ancora per qualche anno, con varie stesure, ma dopo la scomparsa improvvisa di Ismail, finii per convincermi che non era destino, che la storia fosse nata sotto un fato avverso o che fosse obsoleta, e la abbandonai. Solo ora, più di venti anni dopo, ho compreso cosa avesse veramente voluto dire Ismail, e vorrei togliere quella sceneggiatura dal cassetto, dove l’ho tenuta sepolta così a lungo. Vorrei riscriverla, se non altro, in sua memoria, trasformandola in un romanzo, come ho fatto con L’Uomo di Carta. Perché Inverno, anche se dramma d’epoca, verteva sul tema della tecnologia versus l’umanità. Cosa potrebbe essere più rilevante, ora, quando siamo arrivati così lontano in termini di innovazioni, invenzioni e applicazioni tecnico-scientifiche, che la nostra natura umana rischia di perdersi in questo progresso?
Come dice uno dei personaggi: “Ma è davvero progresso?”
(Nota: questo haiku è legato alla storia della sceneggiatura Winter / Inverno, sviluppata con Merchant/Ivory Productions.)
3
Tutti i venti vorticano insieme
Su mari agitati.
Chi ha spazzato via le stelle, chi ha rubato il sole?
Ho sempre pensato che le idee, almeno quelle veramente buone, arrivino a noi (al contrario di noi che generiamo idee) da qualche regione esterna multidimensionale, posta tra la realtà universale e le nostre menti. L’intuizione è quindi il momento in cui un’idea – una di quelle che galleggiano intorno a questa regione esterna come polline o semi alati – si imbatte in noi e trova un terreno fertile in cui diffondere radici, svilupparsi e fiorire. Il che spiegherebbe perché alcune idee vengono seminate in più di una testa, generando invenzioni o scoperte che escono quasi contemporaneamente alla luce. Se tutto questo è vero, allora quello che dobbiamo fare per catturare le idee è spalancare le reti e aprire il nostro mondo interiore al massimo, per attirarle e catturarle. Potrebbe sembrare facile, ma preparare il terreno è la parte più difficile della caccia e richiede un lungo e paziente lavoro di zappatura, aratura, alimentazione del terreno, rendendolo ricettivo alla crescita e alla fioritura dei semi di idea. A volte i semi cadono nel nostro campo mentale in modo discreto, quasi inosservato, molto prima del loro tempo, e non li riconosciamo fino a quando il piccolo stelo diventa un enorme albero, impossibile da ignorare. Poi tutto quello che dobbiamo fare è abbracciarne il tronco, come fanno alcune persone nelle foreste, o arrampicarci e mangiarne i frutti.
Qualcosa di simile è accaduto con il mio vecchio script Winter [precedentemente, Inverno], onorato da un Solinas e successivamente opzionato dalla Merchant/Ivory Production. L’ultima volta che parlai con Ismail Merchant, a Londra, nel 2005, senza immaginare che sarebbe stata la nostra ultima conversazione (poco dopo, morì), mi incoraggiò a rielaborare la sceneggiatura sulla base dell’ultima stesura, che aveva approvato, “perché quando un’idea è rilevante, ne valgono la pena e la pazienza”, disse. Era un perfezionista e i film che aveva prodotto sono gioielli.
2
Un corvo bianco e una colomba nera
Beccano insieme le briciole sul davanzale.
Una strana estate.
Il calendario dice che è estate, ma qui sembra marzo. Clima irlandese all’apice della sua tipica malizia. Ma la campagna non è mai stata così verde, ci si potrebbe immergere e nuotare e rotolare nell’erba, come in un mare.
1
L’estate finisce,
Le notti si allungano.
Tempo di leggere.
L’estate in Italia sta resistendo ai suoi ultimi giorni, sfidando l’inverno, che vincerà comunque. Ma, come disse Shelley, If Winter comes, can Spring be far behind?
Anelando al mio cavalletto, passo le notti a leggere torri di libri: storia, saggi, diari, biografie, testi scientifici, incluso “L’origine delle specie” di Darwin. Tutto per il mio secondo libro, ambientato trai il 1860 e il 1880, per costruire l’eroe principale, un naturalista, e altri personaggi (sia quelli storici – re, regine, consiglieri, gran dame, cospiratori, assassini – che quelli immaginati), ma soprattutto per avere un’idea di quei tempi. Come pensava la gente? Come viveva, viaggiava, mangiava, soffriva, amava? Erano come noi, forse un po’ meno stressati, un poco più audaci, più sognatori? Cento, cinquecento, mille o anche tremila anni fa, l’unica vera differenza sono le tecnologie. Ad oggi, dopo un tale balzo in avanti nelle scienze, così pochi progressi interiori. Come se l’evoluzione non avesse mai toccato l’essenza umana, solo l’ingegno.
Entrambi i miei genitori hanno dedicato la vita alla biochimica, alla microbiologia, alla genetica. Ho passato l’infanzia e l’adolescenza nei laboratori dell’Istituto Dorn, di Biologia Marina, e quelli dell’IIGB (Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica), a Napoli. A 18 anni volevo occuparmi di etologia e girare film sul comportamento animale. I miei eroi erano Konrad Lorenz, Jaques Cousteau (che ebbi l’onore di conoscere) e David Attenborough. Perfino frequentai il primo anno di Zoologia e mi feci un elenco di tematiche per un’eventuale futura tesi, che Danilo Mainardi trovò “originali”. Poi, per vari motivi non troppo legati alla mia volontà, presi una strada diversa. Ma la passione è rimasta.
Attraverso l’osservazione, mi sono convinta che la maggior parte degli animali non solo è capace di sentimenti e di pensieri – a volte anche complessi – ma di percepire la bellezza e di meditare. Nuovi studi in biologia marina rivelano il linguaggio, articolato come il nostro, dei cetacei. Temo che non parlino molto bene di noi…
C’è un personaggio speciale nella nuova storia che sto scrivendo. Un corvo. Dopo un po’ di riflessione, sono giunta alla conclusione che il suo flusso interiore di pensieri può essere espresso solo in modo semplice, ma poetico. Ho scoperto i haiku giapponesi e mi sono innamorata di questa forma di poesia. Il mio corvo produce monloghi haiku.
